Si è svolta sabato 10 luglio 2010, a Lido Adriano (Ravenna), la premiazione degli autori della terza edizione del Premio “Vita Nova” per una poesia inedita in lingua italiana, promosso dall'Associazione CAPIT Ravenna in collaborazione con il Centro Relazioni Culturali e il Comitato Cittadino di Lido Adriano, con il patrocinio di Regione Emilia-Romagna, Provincia e Comune di Ravenna.
La giuria critica, presieduta da Walter Della Monica e composta da Gaetano Chiappini (saggista letterario, Università di Firenze), Rosita Copioli (poetessa), Elio Pezzi (letterato, vice presidente dell'Ordine regionale dei giornalisti), Antonio Castronuovo (scrittore, direttore della rivista “La Piè”), ha designato due poesie vincenti ex aequo, e ne ha segnalate altre due con menzione di merito. La giuria ha esaminato quest'anno poesie di ben 196 autori, per circa seicento presenze di buon livello, in un'amplissima partecipazione nazionale, e ha indicato i testi, a suo giudizio, ritenuti i più validi e di apprezzabile risultato poetico.
Vincitori ex aequo sono risultati Filippo Pirro di San Marco in Lamis (Foggia) con la poesia “La croce” e Mauro Savino di Tricarico (Matera) con la poesia “Nella tua stanza”. Sono inoltre state segnalate le poesie “Troppi pampini” di Ludovica Mazzuccato di San Martino in Verezze (Rovigo) e “Il sole dell’inverno” di Tiziana Monari di Prato.
Poesia vincitrice ex aequo
La croce di Filippo Pirro
Bianca è la valle e ti rivedo, padre, ora soltanto da un vetro appannato, mentre t'aggrappi al palo di castagno cireneo infilzato nel tuo fascio.
Cade la neve e calca la tua croce nello sbando del vento. Solo a tratti nell'effimera vampa di un cerino una velina arrotoli e insalivi.
Poi l'ultima stazione, casa nostra: Tu che ti schiodi, esausto, ma per poco, Tu che mi arrossi coi baffi brinati la gioia sulle guance ancora ignare.
Motivazione: Una umanissima via crucis d’un carbonaio, carico del suo fascio di legna sotto gli occi del suo piccolo figlio, che lo vede dai vetri appannati farsi strada nella neve: una pausa per una povera sigaretta nella velina arrotolata, una sosta breve in casa, coi baffi di brina che graffiano la faccia tenera del bambino.
Poesia vincitrice ex aequo
NELLA TUA STANZA di Mauro Savino
Nella tua stanza hai l'andare del pomeriggio e una notte che brucia come una schiena percossa. Finisce lodato ogni gesto involuto e tutto questo silenzio che sfiora il muro da cui nasci quando il tempo che resta ha il tuo nome tra i capelli. Non ho la sciocca canzone che ti trova per strada mentre piove ma tu mi fissi, figlia di Joyce che perdi il tacco per strada meravigliosa. Se in fondo al viale tutti pregano un dio scarpe zuppe che non fa più miracoli neanche di notte dalla finestra – dici – la città dentata m'assale contando inverni dei cani zampeterne e lo sfregio sacro d'un pianto. Racconti ai tuoi anni una seta verde che non c'è più. Ma io, al mio petto scoperto Cosa racconto? Bastasse una favola di farfalle: Troppo poco viviamo Per aver di che soffrire Ma amiamo il vento buono Perché se anche per poco Abbiamo volato.
Motivazione: La stanza è l’osservatorio percettivo e sofferente degli eventi propri ed altrui: movimenti, le notti faticose e brucianti, le banalità, le disavventure che la “città dentata” spande senza requie e senza ritorno. Nessuna favola può incantare, solo le rare occasioni in cui il vento ci ha fatto volare.
Poesia con segnalazione di merito
TROPPI PAMPINI di Ludovica Mazzuccato
Il venticello ebbro di profumi orosolubili, scuote i cipressi gocciolanti di cinciallegre, chiassose macchie di mercurio che si ricompongono nell'aria. Le viti, sostenute in ricchi festoni dalla saggezza degli ulivi, arrossiscono alle avances del tramonto.
Troppi pampini, troppe promesse non mantenute.
Seduta sotto il porticato dalle ciglia d'edera, sorseggio l'ultima unghia di luce. Il prezioso oro potabile scintilla nel calice come l'anima inquieta di una lanterna. Amo così tanto il vino che odio i mangiatori d'uva. Amo così tanto l'amore che odio quelli che non hanno cuore. La trasfusione di sangue vegetale ha curato il mio male e la nostalgia – ebbra – si allontana barcollando e canticchiando una canzone che ha per ritornello il tuo nome. Non rimane un buon ricordo – diceva mio nonno - dove si è bevuto del vino scadente.
La luna di sughero tappa il buio prima che il bicchiere mi sembri troppo vuoto.
Motivazione: Una fuga tra i vigneti e nella saggezza degli ulivi, tra le presenza della natura profumata che cancella le macchie del vivere e ricompone l’anima dalle aggressioni che ne minacciano la quiete. Davanti ad un calice d’oro liquido, che stempera e risarcisce i mali, le tristezze, le nostalgie. Una lieve ebbrezza rinfranca dalle ansie e dai ricordi sgradevoli
Poesia con segnalazione di merito
IL SOLE DELL'INVERNO di Tiziana Monari
E' un respiro di drago il nostro amore consumato dall'arsura del mare faticoso vento dilagante nella sera l'ho cercato a lungo sull'asfalto dai cardi azzurri e viola sotto una capanna di mattoni rossi prezioso in un barlume raro vacillante d'illusioni ai bordi del sentiero
l'ho visto barattare un taglio di sole con un bastoncino di zucchero filato una pietra e una fionda con un piovasco al cuore l'ho visto nei confini della sete il fiato incagliato nei fondali a mendicare pane e stelle in un inverno bianco nella piana di Sibari bello in un ciondolo d'argento
l'ho chiuso in una stanza all'imbrunire coperto di germogli profumati in una luce smorta di malinconia e ho visto il fuoco la sua coda di serpente allungata su una scaglia di bucato transitare nel mio tempo lento in un tedio di volo rovesciato.
Questo amore che mastica parole crudele d'api dormiente di coltelli.
Motivazione: Un amore di rovente passione che si è consumato fino a ridursi marginale illusione. Che di poco si accontenta fino a mendicare pane e stelle, in una pallida luce che si perde nella malinconia dell’imbrunire e nel tedio senza veli. Pure esso è degno di restare chiuso nella memoria.